LOCRI

Una terra che offre scenari di luoghi incantati e stupisce con i suoi paesaggi sempre diversi e inattesi, dalla montagna al mare nel giro di pochi chilometri.

Famoso per la sua generosa ospitalità, il territorio della Locride si trova nel Sud dell’Italia, per la precisione nella Regione Calabria – la punta del nostro Stivale – occupando l’area del versante ionico della provincia di Reggio Calabria.

Il mare cristallino e la lunga spiaggia bianca caratterizzano la costa nota come la Riviera dei Gelsomini, così chiamata per la tipica coltivazione della pianta del gelsomino, i cui fiori venivano raccolti dalle donne ed esportati in Francia per la preparazione dei profumi.

L'Aspromonte e le Serre con i loro Parchi, famosi per la varietà della fauna e la ricchissima vegetazione, delimitano la Locride e fanno da spartiacque tra il Mar Jonio e il Mar Tirreno.

Il ricco patrimonio storico e culturale affonda le radici in un passato che ha visto il susseguirsi nei secoli di culture e popoli diversi da cui è nata la cultura mediterranea: dai greci ai romani, dai bizantini agli spagnoli.
Molti dei paesi arroccati sulle pendici dell'Aspromonte, infatti, come Gerace, Stilo e Caulonia, riportano il visitatore all’età normanna e medievale con chiese e monasteri, castelli e case nobiliari, fino a ritrovare siti archeologici ricchi di reperti.
Tra quelli di maggior rilievo ricordiamo gli scavi di Locri Epizephiri e di Kaulon, risalenti all'epoca magnogreca, la Villa Romana di Casignana e il Naniglio di Gioiosa Jonica risalenti all'epoca romana, la Cattedrale di Gerace, la Cattolica di Stilo e il monastero di Santa Barbara di Mammola dell'epoca Bizantina, oggi adibito a Parco Museo d'arte moderna.

La Riviera dei Gelsomini è anche famosa per le produzioni artigianali e per la sua enogastronomia. Tra le produzioni tradizionali ci sono i tessuti realizzati con i telai a mano e le terrecotte di Gerace, la lavorazione del legno e delle pregiate pipe in radica di Serra San Bruno.

La leggendaria cucina calabrese, ricca di gusto, a tratti piccante altre volte delicata e fine, viene esaltata dall'utilizzo dei prodotti di aziende agricole biologiche certificate quali i vini DOC come il Bivongi e Greco di Bianco, l’olio extra-vergine delle olive Geracesi, il miele e le confetture di agrumi. Da non dimenticare la pasta fatta in casa, gli insaccati, il pesce freschissimo e la particolare lavorazione dello stoccafisso e del baccalà, fino ad arrivare ai dolci e alle famose granite di frutta fresca.

Storia, natura, cultura, folklore e gastronomia fanno della Locride una terra unica da scoprire e amare. 

STILO

Stilo deriva dal greco Stylos, "colonna", in latino Stilum. Così forse era anticamente chiamato il monte Consolino ai cui piedi si è sviluppato il borgo arroccato e mozzafiato che si affaccia sulla Locride. Inserita tra i boghi più belli d'Italia, merita una "visita prolungata ",anche per i suoi splendidi dintorni.

Stilo è una delle località più belle e visitate della Calabria.

Situata su un altopiano del monte Consolino, a pochi chilometri dalla costa ionica, Stilo è una città antichissima dalla storia misteriosa.

La sua nascita è probabilmente legata alle vicende di Caulonia greca, distrutta da Dioniso il Vecchio nel 389 a.C. Notizie certe si hanno intorno al 900/1000 con l'arrivo nella Vallata dello Stilaro dei monaci orientali che si stabiliscono sul Monte Consolino e vivono in delle grotta naturali, alcune delle quali ancora oggi sono decorate con affreschi del X sec. d. C. Queste sono le laure di Stilo. Quei monaci vivevano di erbe che trovavano sul monte dalla nuda roccia e si vestivano di pellami di animali. Essi hanno dato un'impronta culturale e storica alla città di Stilo di notevole importanza, facendo acquisire alle popolazioni indigene la lingua e persino la religione greca, cultura che rimarrà radicata nella popolazione fino al 1500. Furono questi monaci che costruirono proprio alle pendici del M. Consolino la famosissima Cattolica. Ai Bizantini succedettero i Normanni e di seguito: Svevi, Angioini, Aragonesi, Spagnoli e Borboni. Secoli questi, durante i quali Stilo si arricchisce di monumenti e palazzi nobiliari: Chiesa di San Giovanni Therestys il nuovo, Chiesa di San Domenico, Duomo, Chiesa di San Francesco e il Castello Normanno. La notorietà di Stilo è dovuta anche al fatto di aver dato i natali a Tommaso Campanella.

La posizione su cui sorge Stilo è già di per sé un grande spettacolo. L'antico borgo è infatti disposto a gradinate sulla pietra tufacea, sopra un pendio a ulivi e viti, sicuramente lontano dall'originario aspetto orientale, del X secolo, quando la città era il principale centro bizantino della Calabria meridionale.

Non si contano i poeti che sono stati affascinati dalla disposizione delle sue case, addossate come sono l'una sull'altra, o i viaggiatori stranieri che l' hanno paragonata ad un "manoscritto su cui intere generazioni di popoli e conquistatori hanno inciso la fantasia e l'arte della loro vita quotidiana". Scrittori, storici e studiosi hanno cercato slogan che potessero raffigurare al meglio quella città meravigliosa che si arrocca alle pendici del Monte Consolino, a 400 m. s.l.m.

Ogni prima settimana di agosto, dal 1997, è possibile assistere al “Palio di Ribusa”, evento restituito alla cultura di Stilo dopo una sosta di 280 anni. Il paese riscopre le magie medievali, i protagonisti in costume si mescolano tra le vie del borgo a giocolieri, mangiafuoco, artificieri, e cavalieri al galoppo, pronti a sfidarsi nei giochi del palio.

LA CATTOLICA DI STILO  :

La Cattolica è la chiesa più famosa di Stilo e una delle più belle  in Calabria. È stata definita:"mirabile fiore, sbocciato tra le rocce del Consolino mille e più anni fa", "Sorta nella terrasanta del basilianesimo e del bizantinismo".  Ha conservato il nome originale che vuol dire "universale". La Cattolica è stata riconosciuta, da tutti i critici d'arte, un'opera unica nella particolarità della sua costruzione  e del suo meraviglioso equilibrio architettonico. Risale al X sec.

d. C., è di piccole dimensioni, a pianta quadrata sormontata da cinque cupolette adornate da bifore e monofore. All'interno la chiesa è divisa in nove spazi uguali da quattro colonne, lo spazio quadrato centrale e quelli angolari sono coperti da cupole su dei cilindri di diametro uguale, la cupola mediana è leggermente più alta ed ha un diametro maggiore. Il piccolo ambiente della chiesa è munito di tre absidi sul versante orientale: quella centrale (il bema) conteneva l'altare vero e proprio, quella a nord (il prothesis) accoglieva il rito preparatorio del pane e del vino, mentre quella a sud (il diakonikon) custodiva gli arredi sacri e serviva per la vestizione dei sacerdoti prima della liturgia. La Cattolica esternamente è quasi priva di decorazioni, a parte le cupolette che ne sono ricche, rivestite di mattonelle quadrate di cotto disposte a losanga, e di due cornici di mattoni disposti a dente di sega lungo l'andamento delle finestre.

Sulla parte di ponente la costruzione si adagia per lo più sulla roccia nuda, mentre la parte di levante, che termina con tre absidi, poggia il suo peso su tre basi di pietra e di materiale laterizio.

Altri luoghi da visitare sono :

-Chiesa di S.Giovanni Therestys

-Chiesa di S.Domenico

-Chiesa di S.Francesco

-Castello Normanno

-Duomo di Stilo

MONASTERACE

Monasterace (/,monaste'raʧe/, Monasteraci, in dialetto calabrese, Monasteraki in greco-calabro) è un comune italiano di 3.511 abitanti nella provincia di Reggio Calabria in Calabria. Venendo da Nord, è il primo comune della provincia di Reggio sulla costa ionica: dista, infatti, solo 60 km da Catanzaro.

 

La leggenda narra che nell'VIII secolo a.C., Caulone, figlio dell'amazzone Cleta, approdò sulle coste antistanti l'odierna Monasterace Marina e qui vi fondò l'antica Kaulon della Magna Grecia.

Monasterace marina è il luogo dell'antica città magno-greca di Kaulon; tuttavia, non si può escludere la possibilità che il sito sia già stato popolato da gente indigena, o addirittura dai bruzi stessi che molto prima del VII secolo a.C. (data in cui i greci colonizzarono il meridione d'Italia) risiedevano in Calabria insieme ai lucani, di cui erano schiavi e successivamente alleati contro le pretese di Roma.

Monasterace Superiore ha un'origine medievale. Fu popolata dai superstiti di Kaulonia, che dopo la deportazione di metà della popolazione a Siracusa da parte di Dionigi e il successivo assoggettamento a Roma, popolarono i colli circostanti per ripararsi dalle malattie infettive quali malaria e plasmodium che si diffondevano nelle pianure ormai abbandonate e per sfuggire alle scorrerie di pirati che approfittando delle distruzioni delle città magnogreche, saccheggiavano e incendiavano i pochi centri rimasti. In periodo normanno fu un casale del Kastron di Stilo fino al1275, successivamente passo sotto l'ordine dei templari[3].

Nel 1347 col dominio Angioino il feudo di Monasterace viene dato a Nicola Caracciolo, fratello del feudatario di Gerace.

Nel 1659, a causa di un terremoto subisce gravi danni, ma non viene riparato secondo il suo stile originario.

Durante il periodo della Rivoluzione francese subisce la confisca dei beni e il Capostipite Diego di Francia acquista il feudo.

Nel 1807 diventa Università: una unità giuridica ed amministrativa autonoma. Nel 1811 durante il Regno delle due Siciliediviene comune autonomo ed incluso nel circondariato di Stilo.

Nel 1816 passa dalla Calabria Ulteriore Seconda (Catanzaro) alla Calabria Ulteriore  Prima (Reggio Calabria).

Luoghi di interesse :

  • Antichi resti della città di Kaulon (Monasterace Marina)

  • Resti del tempio dorico di Kaulon (Monasterace Marina)

  • Castello Medievale (Monasterace Superiore)

  • ruderi della chiesetta bizantina intitolata a San Marco

  • Resti di ville romane

  • Chiesa di Maria SS di Porto salvo, risalente alla fine del Settecento, appartenente ai marchesi di Francia, di cui rimangono il palazzo nobiliare omonimo antistante alla suddetta chiesa.

  • Chiesa di San Nicola di Bari, risalente alla fine del Seicento (Monasterace Superiore).

  • Duomo o Chiesa Matrice, risalente ai primi dell'settecento (Monasterace Superiore).

  • Monumento del Calvario in pietra antica, via Calvario. (Monasterace Superiore).

  • Chiesa di Maria S.S. di Loreto risalente al XII secolo circa, è stata distrutta negli anni ottanta per far passare una strada e congiungere Monasterace Sup. alla ex SS 110, dell'antica struttura è rimasto solo l'altare con un affresco sempre databile al XII secolo, nell'anno 1999 un gruppo di fedeli, a proprie spese ha eretto un edificio moderno a protezione dello stesso. (Monasterace Superiore).

  • Torri antiche, facente parti le mura di cinta. Risalenti ai primi dell'XI secolo. (Monasterace Superiore).

  • Piccolo Museo della civiltà contadina (Monasterace Superiore)

  • Museo archeologico di Monasterace

GERACE

Gerace (Ièrax, Jèrax in greco-calabro, Jeràci in calabrese[2]) è un comune italiano di 2.715 abitanti della provincia di Reggio, in Calabria.

Nel 2015 conquista il 7º posto tra i 20 borghi più belli d'Italia.[3]

La cittadina, che conserva ancora oggi un'impostazione e un fascino medievale, si trova all'interno del Parco nazionale dell'Aspromonte. Il centro urbano, in particolare il borgo antico, è ricco di chiese, palazzi d'epoca e vani, un tempo abitazioni o botteghe, scavati direttamente nella roccia. Vi si possono ammirare il castello, la cattedrale, la chiesa di San Francesco, una serie di piccole chiese probabilmente di origine bizantina oltre a numerose costruzioni civili di varie epoche e stili architettonici.

Dalla sua posizione arroccata, Gerace gode di un'ampia e panoramica visuale su gran parte del territorio della Locride.

La città è posta su di una rupe, a 470 m. s. m., di arenarie mioceniche all'estremità sud-est del lungo tavolato che congiunge le Serre all'Aspromonte e dista circa 10 km dalla costa jonica. L'intero territorio comunale risulta suddiviso in cinque zone urbane:

  • Città alta

  • Castello

  • Borghetto

  • Borgo maggiore

  • Piana

 

La storia di Gerace è strettamente collegata a quella di Locri Epizephiri. Il nucleo abitativo, infatti, nonostante esistano tracce di frequentazione in epoca pre-greca, greca e romana, si sviluppa solo in seguito all'abbandono della città di Locri, avvenuto a partire dal VII secolo d.C., a causa del sempre maggiore pericolo piratesco e la sempre crescente insalubrità delle coste. A questo spostamento dei Locresi dall'antico sito costiero verso l'interno è strettamente collegato anche il nome della cittadina che, a dispetto delle leggende che vogliono che esso sia legato ad un leggendario sparviero, in greco Ièrax, Ιέραξ, che avrebbe guidato i Locresi, inseguiti dai Saraceni, verso la rocca, pare dipendere dal nome della Diocesi di Locri, dedicata a Santa Ciriaca (Aghia Kiriaki, Agia Ciriaci, Αγία Κυριακή in greco).

Che la cittadina fosse da sempre strettamente collegata alla cristianità appare evidente non solo dal fatto che sia stata spostata, in realtà, la sede della Diocesi locrese ma anche dalla presenza innumerevole di chiese e monasteri ancheinfra muros, che ha contribuito a identificare la rocca come una sorta di Monte Santo.

Per la sua particolare posizione, però, Gerace divenne ben presto un centro di importanza eccezionale nella Calabria Meridionale; la possibilità di controllare i traffici costieri, la sua particolare conformazione orografica che permetteva una naturale fortificazione, fece sì che divenisse oggetto di attenzione sia dell'Impero bizantino che del regno di Sicilia. La presenza congiunta di tali potenze fece sì che il centro resistesse a lungo agli attacchi degli Arabi, che mantenesse una certa autonomia rispetto ai Normanni e che fosse, in seguito, oggetto di attenzione per i dominatori non solo dell'Italia ma di tutto il Mediterraneo. Testimonianza di tale importanza ne è la grande ed eccezionale (per qualità), quantità di architetture ecclesiastiche e laiche, frutto di committenze imperiali (Cappellone di San Giuseppe nella Cattedrale certamente svevo), regali (si pensi agli interventi normanni nel Castello, nella Cattedrale e in altre chiese sparse all'interno delle mura o alla Chiesa di san Francesco, voluta da Carlo II d'Angiò nel 1294); principesche e feudali.

La ricca storia dell'arte della città può essere letta lungo le sue piazzette, i suoi vicoli, i muri delle sue case e i suoi palazzi storici e dalle numerose chiese monumentali edificate nel corso della sua lunga storia.

I sontuosi palazzi che la abbelliscono sono quasi sempre forniti di portali in pietra lavorata da scalpellini locali e, pur, essendo spesso frutto di restauri ottocenteschi, a seguito dei danni causati alla città dal terremoto del 1783, ripetono spesso volumetrie proprie di una fase medievale (XIII-XV secolo); non è raro trovare, infatti, al di sotto di intonaci moderni tracce di finestre bifore, di archi a sesto acuto, di finestre strombate che denunciano una attività costruttiva importante già nel XII secolo.

Tra gli edifici più importanti sono da ricordare:

  • Palazzo Grimaldi-Serra, sede del Comune.

  • Il Palazzo Migliaccio, posto in Piazza del Tocco,

  • Palazzo Candida, che mostra chiare vicinanze con modi e stilemi siciliani;

  • Il Palazzo Arcano, dotato di un imponente portale in pietra,

  • Il Palazzo De Balzo, munito di feritoie difensive,

  • La Casa Marvasi, sulla cui facciata si apre una caratteristica bifora catalana;

  • Palazzo Delfino (che ospita due finestre bifore di sapore catalano databili al pieno '400);

  • Palazzo Spanò che si svolge attorno ad uno dei più bei cortili spagnoli della città;

  • Palazzo Cacheopulo in piazza del Tocco;

  • Palazzo Parrotta

  • Ex Monastero di Sant'Anna, che si affaccia sulle Bombarde e guarda verso la costa.

  •  

All'interno dei vicoli si trovano numerosi archi a "volta a giustini", costruiti con una originale tecnica tipica del luogo. La tecnica consisteva nel costruire l'arco facendo una gettata di calce su una struttura di canne intrecciate, allo stesso modo con cui vengono intrecciati i tipici cestini, chiamati "giustini". Delle dodici porte che originariamente si aprivano sulle mura del nucleo storico del paese ne sono sopravvissute soltanto quattro:Porta dei vescovi o della Meridiana, prossima alla Cattedrale-Porta Santa Lucia-Porta Maggiore-Porta del sole. Di particolare importanza è lo spazio pubblico rappresentato da Piazza del Tocco sulla quale hanno affaccio alcuni palazzi nobiliari, tra i quali Palazzo Calcheopulo, Palazzo Migliaccio e Palazzo Macrì. Nell'antico borgo si trova anche un'antica fontana del 1606con il relativo acquedotto.

In prossimità del centro abitato sono stati scoperti i resti di una necropoli che è testimone di tre diverse epoche. Gli scavi archeologici che l'hanno interessata hanno riportato alla luce ceramiche del IX secolo a.C., corredi locali e di importazione risalenti al VII secolo a.C. e varie suppellettili di origine greca e italiota risalenti al VII secolo a.C.

  • Il Castello

Edificato probabilmente durante il VII secolo d.C., la sua esistenza è testimoniata già nel X secolo d.C. quando fu devastato insieme alla città dai bizantini. Con la venuta dei normanni, intorno al 1050, fu ristrutturato e fortificato. Nei secoli successivi subì le devastazioni di alcuni catastrofici terremoti. Di esso rimangono una grande torre e poche mura, in parte ricavate dalla roccia e in parte si ergono a picco sui burroni circostanti. Originariamente era dotato di sistemi di canalizzazione delle acque meteoriche, di un grande pozzo, un ponte levatoio sul suo lato orientale, un'ampia armeria, un cortile interno, del quale rimangono alcuni ruderi del colonnato, e altri locali adibiti alle più svariate funzioni. Nella zona antistante il castello vi è un piazzale, denominato "Baglio".

 

Tra le numerose chiese presenti nella cittadina le più preziose ed importanti sono:

 

  • La Cattedrale è un edificio di difficile datazione e mostra chiarissimi segni di rifacimenti e di integrazioni appartenenti a varie epoche. La struttura è divisa in due parti distinte di cui una corrispondente alla cripta e l'altra alla Basilica vera e propria. La cosiddetta cripta "ad oratorium" (le Catacombe) si trova nella parte inferiore dell'edificio ed ha un andamento a T, dove si distinguono chiaramente almeno due fasi: quella ad andamento ovest-est che può essere datata tra il IX e il X secolo e quella ad andamento nord-sud che è certamente coeva al transetto della Basilica superiore che regge. La parte orientale della cripta, ha una terminazione monoabsidata con prothesis e diakonikon in spessore di muro e ha un andamento trinavato con colonne e capitelli di spolio, provenienti da edifici di età romana situati nell'area dell'antica Locri Epizepiri e della stessa Gerace. Il braccio trasverso, che dà all'antica basilichetta, un aspetto a T, è diviso in tre navate da colonne e capitelli anch'essi di spolio e permette la comunicazione dell'antica struttura certamente bizantina, con una serie di grotte probabilmente abitate da monaci italogreci. Tra queste grotte, quella degna di nota, corrisponde alla cappella della Madonna dell'Itria, alla quale si accede tramite un meraviglioso cancello secentesco i ferro battuto realizzato da maestranze provenienti da Serra San Bruno, e che ospita lungo le pareti la serie dei "seggi dei canonici" con decorazioni illustranti epiteti dedicati alla Vergine, in marmo bianco su fondo nero. Sull'altare è la statua marmorea della Madonna di Prestarona, probabilmente legata alla scuola di Tino da Camaino e databile all'inizio del Trecento.

La Basilica superiore è una gigantesca struttura a tre navate divise da 20 colonne di spolio e da due grandi pilastri a T, con ingresso ad ovest e transetto absidato ad est. Il corpo longitudinale riprende forme care all'architettura di origine paleocristiana (la basilica a colonne), pur presentando inedite particolarità, come i pilastri giganteschi posti all'incirca in mezzeria che, lasciando intatta la percezione della grande aula centrale, dividono in due pseudo grandi campate le navatelle laterali, basse e molto buie. Il lungo corpo trinavato si conclude attraverso tre grandi arconi, di cui quello centrale altissimo, nel transetto sporgente e tripartito coperto da volte a botte (sui bracci laterali), e da una cupola a calotta su base ellittica (sul quadrato d'incrocio). Al di là del vano cupolato si apre, in stretta relazione alla navata maggiore, il lungo coro absidato (che riprende le dimensioni della parte orientale della sottostante cripta), mentre, direttamente sui quadrati laterali del transetto si aprono, a nord l'abside originale medievale, a sud, al di là della traccia monumentale dell'altra abside (distrutta già nel XIII secolo), il monumentale cappellone quattrocentesco dedicato al Santissimo Sacramento. Il vano in questione, coperto da una volta a crociera i cui costolonni a sezione complessa ricadono su colonne angolari elegantissime, conclude in maniera monumentale, entro il 1438, grazie alla munificenza di Giovanni e Battista Caracciolo, una serie di lavori già iniziati nella prima metà del Duecento da Federico II di Svevia. che avevano visto la costruzione del sottostante cappellone di San Giuseppe e, probabilmente, di ambienti ad esso connessi lungo il lato meridionale della grande struttura.

All'interno della Cattedrale, molto probabilmente sul pilastro tra l'altare maggiore e quello laterale a nord, si trovava la raffigurazione in mosaico di Cristo, affiancato da Ruggero II, a sinistra, e dal vescovo della città Leonzio (morto nel 1143 ca.), a destra. Tale opera fu distrutta agli inizi del XVIII secolo per volontà dell'allora vescovo Diez, ma risaliva alla prima metà del XII secolo[6].

 

  • La chiesa di San Francesco è una delle più importanti strutture degli ordini mendicanti dell'Italia Meridionale, ed è databile tra la fine del XIII secolo (così come risulta dalla donazione regia da parte di Carlo II nel 1294) e i primi anni del XIV secolo. La struttura, di dimensioni ragguardevoli ma di forme estremamente semplici, è strettamente legata alle esperienze artistiche non solo francescane ma, principalmente angioine, sottolineanti la necessità di realizzare architetture ecclesiastiche estremamente semplici e, pertanto, denuncianti senza mezzi termini la necessità, da parte della Chiesa cattolica, di ritornare all'integrità del messaggio evangelico. La chiesa è chiaramente divisa in due parti, un'aula rettangolare coperta da un tetto a capriate, illuminata da una serie di finestre a lancetta sui lati lunghi e sul lato corto occidentale, e senza alcuna decorazione architettonica, scultorea o pittorica. Al di là di un arco trionfale archiacuto, si apre ad Oriente il presbiterio quadrangolare, coperto da una volta costolonata ottopartita con colonnine angolari e quindi, oltre la parete diaframma dell'altare maggiore, si trova il volume parallelepipedo del coro quadrangolare, illuminato da tre monofore archiacute di cui quella posta sulla parete orientale altissima e strombata che ospita nella parte inferiore di essa il sarcofago di Nicola Ruffo di Calabria, datato al 1374 e proveniente da botteghe napoletane attive presso la corte angioina.

Degno di nota è il meraviglioso altare barocco in marmo intarsiato, databile agli anni sessanta del Seicento e realizzato per volontà del frate Bonaventura Perna. L'altare, che riprende tematiche e forme legate al Barocco napoletano, è decorato con formelle realizzate con marmi provenienti dalla vicina cava di Prestarona, che riproducono sia elementi fitomorfi che forme zoomorfe e paesaggistiche. La struttura si apre sull'attuale Piazza delle Tre Chiese, realizzata con la distruzione di un orto insistente sull'area dell'antico monastero di San Giovanni Crisostomo, ed è accessibile tramite un grandioso portale a triplice archivolto decorato con losanghe ed elementi fitomorfi, databile al pieno XIV secolo e presumibilmente legato a botteghe siciliane con influenze arabe.

 

  • La chiesetta di San Giovannello: la piccola chiesa in pietra e mattoni, a navata unica, fu edificata attorno al X secolo. Attualmente di rito greco ortodosso, consacrata il 5 novembre 1991 quale Santuario Ortodosso Panitalico della Sacra Arcidiocesi Ortodossa d'Italia dal metropolita Ghenadios, è considerata la più antica Chiesa Ortodossa d'Italia[7][8].Nel corso della sua lunga storia ha conservato la sua semplice e originaria architettura che si presenta con tetto a campana, campanile a vela sulla cuspide del lato occidentale e ingresso principale sul suo lato sud. Sui suoi prospetti si aprono sette monofore arcate e laterali che consentono un'adeguata illuminazione. Al suo interno si trovano il Diaconicòn e Prothesis, accanto all'abside sporgente, tracce di affreschi e una cisterna per la raccolta delle acque piovane.

 

  • La chiesa di Santa Maria del Mastro: L'edificio, storicamente uno dei più importanti della città nell'XI secolo, nonostante sorgesse fuori dalle mura della città, nell'attuale Borgo maggiore, mostra adesso una configurazione neoclassica a croce greca, dovuta alla sua totale ricostruzione in seguito al terremoto del 1783. Una accurata campagna di scavi archeologici ha portato alla luce importanti fasi protomedievale che vedono, su una fase di frequentazione laica, la costruzione di una piccola chiesa ad aula, probabilmente bizantina, inglobata da un più grande edificio normanno, dal quale provengono importanti frammenti in stucco con decorazioni fitomorfe e zoomorfe certamente vicine a stilemi siculo-arabi. La facciata ottocentesca è dominata da un maestoso portale sorretto da colonne su plinti. Sulla destra si erge il campanile a sezione quadrata.

 

  • La chiesa del Sacro Cuore: edificio settecentesco con prospetto e portale in stile barocco e cupola a coppo sporgente. Danneggiata dal terremoto del 1783, è stata riedificata nel 1851 grazie all'intervento della Confraternita del Sacro Cuore.

  • La chiesa di Santa Maria di Monserrato: costruita nella prima metà del XVII secolo, presenta un caratteristica cupola ad embrici. Al suo interno si trova il sarcofago del latinista Francesco Nicolai ed un'antica statua lignea della Madonna.

  • La chiesa di Maria SS del Carmine: l'edificio religioso originariamente fu edificato tra il XVI e il XVII secolo a navata unica. Nel 1908 la struttura è stata arricchita da due navate laterali e da un soffitto a cassettoni.

  • La chiesa di San Martino: l'originale edificio fu costruito in età bizantina, l'attuale struttura nasce dalla ricostruzione conseguente al terremoto del 1783. Nelle sue adiacenze si trova una piccola necropoli bizantina.

  • La chiesa di Maria SS Addolorata: al suo interno si trovano un organo a canne del 1850, la statua della Madonna Addolorata del 1762, opera dello scultore napoletano Francesco Vittozzi.

  • La chiesa di Santa Caterina: edificio a tre navate di epoca normanna, custodisce lungo la navata centrale alcuni ovali del 1753 che raffigurano alcuni Santi.

 

  • La chiesa di San Nicola del Cofino: edificio a tre navate del periodo bizantino-paleocristiano, ha la forma di cesta e si fa risalire al VII-VIII secolo. Durante alcuni scavi sono state ritrovate quindici tombe di tipo basso-medioevale, alcune monete del XV-XVI secolo e una cisterna.

 

  • La chiesa di Santa Maria delle Grazie: edificio annesso al Convento dei Cappuccini, possiede un altare maggiore, due altari in noce posti ai lati di quello principale e un ciborio con decorazioni in madreperla e avorio del 1720 ad opera di fra Ludovico da Pernocari.

Indirizzo

Contrada Grotticelle,

snc

89866 Capo Vaticano -Ricadi (VV)

Telefono

(+39)0963-663-467

Orari Reception/Ufficio:  

Lunedì-Domenica 

ore 08.00 - 23.00

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