I GIGANTI

La Calabria è terra di miti, magie, leggende che affondano le loro radici nel pensiero delle cose occulte e, soprattutto, dal fondo dell'anima calabrese, che ha trasformato in mitologia anche la nuova religione, per cui le forze naturali riemergono divinizzate nei santi e nella liturgia cristiana.
Si tratta di un realismo magico, che oscilla tra il mito greco, che affiora nelle varie civiltà attraverso varie componenti, e le sue ricchezze naturali perenni”. Il gigante e la gigantessa, portati a passo di danza per le vie e le piazze del paese durante le feste principali, vogliono rappresentare i primi uomini, i primi abitatori della terra. Questa leggenda avrebbe relazione con i miti di Saturno, dio del cielo, e di Gea, della terra.

Queste figure disumane arrivano da lontano. Rappresentano i due antichi regnanti Mata e Grifone e durante il loro lungo cammino nel tempo si sono caricate di mito e di simboli. Mata è una regina indigena, Grifone un re turco. Grifone, il gigante maschio, è solitamente raffigurato con la carnagione nera o scura, caratterizzato da un cappellaccio nero o da un elmo argentato o da una corona piumata, grandi baffi neri a manubrio. Mata, la gigantessa, è corredata da collane variopinte, grossi orecchini, guance rosse, frutta e fiori di plastica, fischietti, medaglie dorate e piume colorate.

Un assordante suono di tamburo precede l'avanzare di giganti; rullante e grancassa vibrano freneticamente in un inconfondibile e caratteristico ritmo, per annunciare che stanno arrivando e le scariche di adrenalina si traducono in brividi che corrono veloci dietro la schiena.

In molti paesi della Calabria sono stati costruiti esemplari dei giganti che sono vere e proprie opere dell’arte popolare. Sono molto noti e belli quelli di Taurianova, Polistena, Cittanova, Seminara, Locri e Bellantoni di Luereana di Borrello(in provincia di Reggio Calabria); di Mesiano, Ionadi, Papaglionti di Zungri, San Leo di Briatico, Briatico, San Costantino di Briatico, Vena Superiore, Potenzoni, Ioppolo, Arzona, Dasà(in provincia di Vibo Valentia); Falerna(in provincia di Catanzaro).

U' Camiuzzu i focu (Cammello di fuoco)

 

Tipico ballo folkloristico della tradizione calabrese, presente in tanti eventi tipo sagre, fiere e ricorrenze religiose e la cui presenza ancora oggi non può mancare alla fine di ogni festa paesana a Capo Vaticano Ricadi e dintorni. U Camiuzzu i focu rappresenta un cammello che veniva utilizzato dagli esattori saraceni per riscuotere le tasse della popolazione calabrese. Il ballo ricorda la liberazione della popolazione calabrese dall'occupazione saracena, bruciando il cammello, simbolo della persona più odiata dalla gente, ossia l'esattore. La struttura antica del "camiuzzu" era costituita da un particolare intreccio di canne, ricoperte da fuochi pirotecnici(bengala, bombette e fumogeni) . Oggi lo possiamo ritrovare ricoperto da particolari materiali ignifughi per preservare l'incolumità di colui che lo balla. Viene messo sulle spalle di un uomo che lo balla a ritmo di rullante e gran cassa. Viene ballato durante la notte, prima dello sparo dei fuochi d'artificio,un agile ed esperto ballerino imprime al cavalluccio un passo fiero e marziale, ora facendolo avanzare, ora indietreggiare, ora roteare in aria, costringendo la folla ad arretrare sospinta dalla paura di quel mostro impazzito che dalle narici infuocate lancia getti di fiamma e fuochi. Alla fine, però, anche questo spettacolo piano piano si placa ed il mancato ippogrifo comincia a perdere la sua forza: i suoi passi diventano sempre più lenti e più stanchi, mentre pochi tizzoni semi spenti restano a disegnare lo scheletro nero e spolpato avvolto  nelle ultime volute di fumo acre che volteggiando s'innalza nell'aria sperdendosi nel buio della notte. Con lo sparo dei fuochi d'artificio cala ancora oggi , come tanti secoli fa, definitivamente il sipario sulla giornata di festa del piccolo paese nel quale rivivono ancora, affidate, in mancanza di una documentazione storica, alla tradizione e alle leggende, che tornano sempre care e gradite al nostro popolo, che conserva e non dimentica.

Indirizzo

Contrada Grotticelle,

snc

89866 Capo Vaticano -Ricadi (VV)

Telefono

(+39)0963-663-467

Orari Reception/Ufficio:  

Lunedì-Domenica 

ore 08.00 - 23.00

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